Davide, il re dei re

Il cinesino della stanza 19

"C'è un bambino solo nella stanza 19”. Questa espressione, per noi volontari, è abbastanza consueta e significa che una mamma si è allontanata per andare a prendere un caffè. Ci dirigiamo dunque nella stanza indicataci dall'infermiera e, come prima cosa nell'entrare, ci colpisce un ordine insolito. La serranda è abbassata a metà. Traspare una sottile atmosfera di severità e tristezza. Avvicinandoci al letto, ci sorprende un volto esotico: un piccolo bimbo cinese dal visino grazioso e con una mimica accattivante che sembra accennare ad un sorriso, nonostante l’espressione seriosa. Muove le labbra come se volesse succhiare del latte. Probabilmente ha fame. Il tempo passa, ma la mamma non torna. Chiediamo all'infermiera e, per la prima volta, da quando ci rechiamo in ospedale, ci troviamo ad accudire un bimbo che la mamma non ce l’ha. Il piccolo si chiama Davide.

Chissà chi avrà scelto questo nome.

Davide era un re, il re dei re.

Le infermiere sono solite trattenersi con lui, lo coccolano, vegliano su di lui, donandogli un po’ di calore materno. Ci spiegano che il bimbo non ha mai preso il latte e neanche il biberon, in quanto si alimenta solo attraverso la PEG (tubicino che permette di collegare la cavità gastrica con l'esterno). Il movimento del succhiare dei bambini è innato ed è funzionale al prendere il latte dal seno materno. Avevamo sempre creduto il contrario. Davide ci aveva insegnato qualcosa.

Ben presto tutti i volontari vennero a conoscenza che nella stanza 19 c’era il piccolo cinesino. Davide diventa così la mascotte del Reparto e dell’Ospedale Bambino Gesù. Dottoresse, suore, mamme dei bambini ricoverati, si prendono carico della condizione di Davide.

Un quadro clinico drammatico.

Che ne sarà di Davide? Non può trascorrere la vita in ospedale. Dove andrà? Chi lo accoglierà e accudirà? Questi pensieri davano un senso di malessere a noi volontari, al personale medico e all'assistente sociale. Ci rivolgemmo a vari enti, tra cui l’Associazione Giovanni XXIIl, ma la risposta di un’eventuale accoglienza non arrivava. Quando ormai avevamo quasi perso ogni speranza, ricevemmo la conferma che una famiglia, in Sardegna, si era espressa favorevole ad adottarlo. La gioia fu enorme ma le lungaggini burocratiche provocarono una serie di ostacoli per l’adozione. Ci mettemmo in contatto con il tutore e seguimmo da vicino la situazione che sembrava non trovare soluzione. Quando tutto appariva ormai completato si dovette attendere perché occorreva fare la carta d’identità del bimbo, sprovvisto di qualsiasi documento. Fatta la carta d'identità, si dovette attendere il passaporto. La legge prevede che tutti i bambini debbano avere il passaporto, e, nel caso specifico. non quello italiano, perché Davide era stato registrato, alla nascita, con nazionalità cinese.

Nel frattempo Davide fu trasferito all’Ospedale del Bambino Gesù a Palidoro. Qualcuno di noi andò a trovarlo per vedere quali fossero gli sviluppi della sua situazione clinica ed anche per dare notizie alla mamma adottiva che non comprendeva perchè non glielo consegnassero dal momento che ormai le pratiche erano state espletate. All’inizio, entrati nel reparto a Palidoro vedemmo una stanza, tipo ufficio, nella quale vi erano due scrivanie con altrettante infermiere. Tra i due tavoli un lettino trasportabile. Era il lettino di Davide e, rispondendo al nostro sguardo meravigliato, le infermiere affermarono: ”piuttosto che farlo stare solo, preferiamo che stia qui con noi”. Ci facevano portare il lettino in una stanza per rimanere un po’ con Davide, sempre con lo sguardo accigliato a parte qualche sorrisetto. Lo tenevamo in braccio e lui sembrava contento. Appariva cresciuto e mostrava una maggiore mobilità rispetto a quando lo avevamo visto l’ultima volta.

Tranquillizzammo la mamma Barbara.

La gentilissima Caposala ci disse che in pochi giorni avrebbero dimesso Davide consentendo alla mamma, Barbara, di portarlo in Sardegna.

Finalmente si concludeva a lieto fine questa triste e lunga vicenda. Dopo pochi giorni, venimmo a sapere che era insorta una grave infezione polmonare che non consentiva di fare alcuna previsione relativa alla dimissione. Occorreva solo aspettare e pregare. Dopo 3 settimane, Davide,superò l’infezione e i medici acconsentirono alla partenza per Cagliari.

I meravigliosi genitori di Davide, Barbara e Roberto, ci informano sui progressi di Davide, della sua felicità di stare con i 5 fratellini . Barbara e Roberto sono genitori di tre loro bambini e di altri 2, portatori di handicap.

Ci arriva una foto di Davide, disteso su un lettino, al mare. Il sole è spuntato nella sua vita.

L’alba di una vita che viene interrotta in modo improvviso.

Caro Vittorio,

 Davide ha avuto un arresto cardiaco ed è volato in cielo 2 giorni fa. Si è addormentato senza soffrire e ora a noi rimane l'immensa gioia di averlo amato ed essere stati amati da lui. Io e mio marito avevamo un viaggio prenotato da mesi per Assisi ma era già la seconda volta in quest'anno che rinunciavamo. Ora abbiamo deciso di partire ma pensiamo di fare un giro al Bambin Gesù e dare la nostra disponibilità per un altro Angelo. Grazie di tutto. A presto

Barbara e Roberto

Vittorio, sono io. Colui che in poche righe ha cercato di raccontarvi la storia di un piccolo angelo al quale, noi di Arcoiris, abbiamo avuto l’onore di stare accanto nella sua breve vita.